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I 50 anni del Traforo del Bianco: "Segno e stimolo d'Europa"

  • Pubblicato in Attualità

Il 16 luglio scorso si è celebrato, a Courmayeur, il 50° anniversario dell'inaugurazione del Traforo del Monte Bianco (16 luglio 1965, alla presenza dei presidenti Saragat e De Gaulle, nella foto grande) con un programma incentrato sulla storia e la memoria di un'iniziativa infrastrutturale fortemente interconnessa con la moderna idea di Europa. Il Traforo interna2programma è stato curato dalla concessionaria SITMB e ha avuto come titolo "1965-2015. 50 anni per una sfida". Tra i piatti forti, la presentazione di un volume fotografico, di un film d'autore e la riproposizione di un raro film del 1963 ("Senza sole né luna"), che ha avuto come set proprio i cantieri del traforo. Fa data al 16 luglio anche un comunicato del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che riproponiamo qui di seguito integralmente. Il numero di Giugno di leStrade (sfoglia il numero di Giugno con lo Speciale Trafori), contenente uno speciale a cura dell'ingegner Pasquale Cialdini sulla sicurezza di Monte Bianco e Frejus, è stato tra i materiali distribuiti ai partecipanti. Sul numero di Settembre torneremo sul tema, raccontando da un lato le tappe costruttive dell'opera (sempre con Cialdini) e dall'altro il suo attuale significato, proprio in una prospettiva di integrazione europea.

Messaggio del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, inviato al Presidente della Società Italiana per Azioni per il Traforo del Monte Bianco, Ambasciatore Riccardo Sessa.

"L’anniversario del Traforo del Monte Bianco, giunto ai suoi cinquant’anni, offre la conferma di come l’Europa sia fatta di scelte e progetti concreti. Essere, insieme, italiani ed europei, è anche frutto di investimenti strategici, quelli che mobilitano risorse, imprese ciclopiche che affratellano popoli e paesi, che si realizzano attraverso il lavoro manuale e intellettuale di tante persone, e che sono in grado di scrivere nuove pagine. L'idea di un passaggio tra le valli italiane e francesi è molto antica. Risale a tempi in cui le automobili non erano state neppure concepite e i mezzi tecnici non avrebbero certo consentito un'opera così avanzata e complessa come quella inaugurata nel 1965. Sono stati il clima e il contesto del dopoguerra, della pace e della libertà riconquistate, a dare l'impulso decisivo e a fare di questo Traforo un simbolo della nuova Europa democratica. Sotto la montagna più alta del continente, Italia e Francia hanno costruito insieme quello che allora, e per tanto tempo, è stato il più lungo tunnel autostradale del mondo. Una grande opera ingegneristica, un'impresa per tanti aspetti eroica, una prova straordinaria di maestria e di generosità da parte di migliaia di lavoratori, alcuni dei quali - è giusto ricordarlo oggi, come furono ricordati dai Presidenti Saragat e De Gaulle il giorno dell'inaugurazione ufficiale - persero la vita nelle operazioni di scavo e di sistemazione del tunnel. Ma, soprattutto, questa infrastruttura europea Traforo mattarella-interna1conteneva in sé, sin dal momento in cui è stata pensata, un'idea innovativa di relazioni tra i popoli, di mobilità, di libertà. Un esempio di realizzazione concreta degli obiettivi alla base del Trattato di Roma. Era un Traforo autostradale, ma era espressione, in nuce, di una cultura europea. Era una sfida economica, legata al trasporto e al commercio, ma conteneva una visione. Quello del Monte Bianco è un tunnel sotterraneo eppure, cinquant'anni dopo, possiamo dire che è sempre stato un ponte che ha favorito il passaggio dall'Europa divisa e martoriata dalle guerre all'Europa della pace e della costruzione comunitaria. Un ponte che ha collegato il Mediterraneo all'Europa del centro e del nord. I confini tra nazioni vicine sono diventati più sottili e l'idea di una responsabilità europea comune nel mondo si è fatta più forte anche grazie a questa grande iniziativa. Nei decenni passati molti miglioramenti sono stati introdotti negli standard di sicurezza e nelle condizioni di transito. Il gravissimo incidente del marzo 1999 fu uno shock per le comunità, oltre che un ferita insanabile per le famiglie delle vittime, alle quali va il nostro pensiero. Le autorità pubbliche furono poste dinanzi alla responsabilità di una ristrutturazione, condotta con criteri più moderni e sicuri. Occorrerà valutare con attenzione gli ulteriori ammodernamenti e investimenti necessari per offrire sempre più agli utenti i servizi e le garanzie dovute. Celebrando il Traforo, che fu uno dei primi simboli dell'unità dell'Europa, il nostro pensiero oggi non può non andare alle difficoltà attuali dell'edificio europeo e alla crisi di credibilità che lo affligge, legate a evidenti affanni di progettualità e volontà politica generati da miopi percezioni di interessi nazionali, dall'incapacità di cogliere la meta e la responsabilità comune del nostro continente. Se si è avari di investimenti strategici facendo prevalere l'interpretazione più restrittiva dell'austerity economica, alla nostra Europa mancherà il respiro. Non dobbiamo mai dimenticare che l'Europa unita è un ideale, e non soltanto uno spazio dove far competere interessi diversi, spingendoli talvolta fino al punto di creare fratture e gravi diseguaglianze sociali. L'Europa divisa sarà più debole, perché i conflitti ci fanno ripiegare su noi stessi. Il Traforo del Monte Bianco, segno e stimolo di un'Europa che costruisce il futuro, è qui a riproporci la sua lezione: arteria vivente di popoli europei artefici insieme del proprio destino".

www.sitmb.com

www.tunnelmb.net

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Camion e sicurezza al Monte Bianco

  • Pubblicato in Attualità

Come usufruire al meglio del Traforo del Monte Bianco con il proprio camion? Dal 18 al 22 maggio uno stand è stato installato all’autoporto di Aosta per spiegarlo ai camionisti che lo attraversano, abitualmente od occasionalmente.
L’iniziativa, giunta all’ottava edizione, è stata ancora una volta accolta con favore: ogni anno, infatti, il personale del Traforo del Monte Bianco ha la possibilità di entrare in contatto con i camionisti in fasce orarie in cui non sono in servizio, cosa che li rende più propensi all’ascolto e al dialogo. Questi i punti salienti della campagna: il motto “La vigilanza, una responsabilità condivisa”; un asciugamani con impressa la serigrafia di una norma di comportamento come omaggio e, soprattutto, la sensibilizzazione verso due importanti regole, ovvero mantenere una distanza di almeno 150 metri dal veicolo che precede e l’immediato spegnimento del motore qualora durante il transito nel tunnel si verificasse un’anomala emissione di fumo dal proprio camion. Molti camionisti conoscono e rispettano già queste regole; tuttavia, come afferma il detto, repetita iuvant: la prevenzione non è mai troppa.

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